… Gesù entrato in Gerico, attraversava la città. Un uomo di nome Zaccheo, il quale era capo dei pubblicani ed era ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non poteva a motivo della folla perché era piccolo di statura. Allora per vederlo, corse avanti e salì sopra un sicomoro. (Luca 19:1)

Lo studio della musica, così come un qualsiasi fenomeno ad essa correlato e l’esegesi musicale ne è un esempio, trova una sua naturale metafora nel testo biblico conosciuto come la, “Conversione di Zaccheo”. Se si preferisce è realistica anche l’interpretazione inversa, considerando il testo biblico come la metafora della musica.
La ricerca della verità (incarnata dal Cristo - Io sono la via la verità e la vita – Giov. 14:6), quindi della vera conoscenza, precede la verità ma, come paradosso, è essa stessa la verità.
A tale proposito le parole di B. Pascal, …”Colui che cerca Dio lo ha già trovato”, appaiono quanto mai adeguate.
L’atto della ricerca della verità, e questo vale anche per la disciplina musicale, non è mai un percorso semplice e necessita di sacrifici e di un atto di indispensabile umiltà.
Se si pensa di possedere tutta la conoscenza opportuna e mi riferisco agli indottrinamenti scolastici che propinano nozioni e non stimoli, nel momento in cui si sceglie di analizzare un repertorio musicale, come quello delle launeddas, è inevitabile incorrere nell’errore di volere rovesciare le proprie convinzioni e gli assunti scolastici nel procedimento analitico, deformando e flettendo, di fatto, il risultato dell’analisi secondo la propria visuale.
A volte è indispensabile percorrere sentieri alternativi, come il pubblicano Zaccheo, ed arrampicarsi su un albero può rappresentare una via di certo non scolastica, ma sicuramente unica per trovare quelle verità che sono offuscate dalla folla, la quale non è altro che il simbolo della nostra presunzione di conoscere prima di avere cercato.

Andrea Corona